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10 agosto 2014

E' una calda giornata di agosto, sei nella tua camera buia, sotto le coperte; non vuoi alzarti, stai piangendo perchè tutto ti sembra insopportabile.
Hai freddo ma sei sudatissima, cerco di fottere questa malattia bastarda e mischio le carte:
vuoi che chieda a Monica di farti una doccia, zia?
Mi rispondi di no, che lei non è una di famiglia e non ti senti a tuo agio.
Posso fartela io, ti va?
Mi rispondi di si, che hai proprio bisogno di una doccia fresca.
Facciamo anche i capelli?
Certo che si; poi ti vesto, ti asciugo i capelli e quando finisco sembra tu abbia dimenticato la tristezza mista a disperazione di qualche minuto prima e ne approfitto, sul tuo balcone si sta benissimo e ti ci porto, la giornata è splendida, sarebbe stato un peccato non approfittarne; io rimango lì, a godermi la mia vittoria ed i tuoi sorrisi, le tue chiacchiere e quasi ad accertarmi che, almeno per un po', niente ti faccia tornare in mente i cattivi pensieri.
La felicità di averti "strappata" da quel letto e dagli abissi di quella malattia subdola non la dimenticherò mai.

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