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il gioco dell'Oca

Ci giocavate da piccoli?
Lotta per scegliere la pedina, la tua, quella del tuo colore preferito che era inevitabilmente quello di tutti gli altri.
Mi adattavo quasi sempre, a farmene piacere un altro di colore intendo e così sarebbe sempre stato nella mia vita...metafora?
Si iniziava a giocare, le regole erano semplici e tutto dipendeva dai dadi, chi arrivava per primo alla fine vinceva, nel mezzo vari tipi di "trappole" che potevano farti tornare indietro, fermarti per un giro, infine eliminarti senza appello dal gioco, proprio sulla casella appena precedente al traguardo.
Io me lo sentivo sempre quando sarebbe accaduto, me lo dicevano le vibrazioni dei dadi fra le mani, la sudorazione delle mani, la fortuna delle giocate precedenti o quella dei miei avversari.
Stare fermi un giro era una tortura perchè quasi sempre venivi sorpassato da uno o più partecipanti, tornare indietro non ne parliamo, con tutta la fatica fatta per arrivare fin lì ma finire nel pentolone era fra tutte la punizione(perchè così la vivevo)più insopportabile.
E come nel gioco anche nella vita reale, quella adulta e di tutti i giorni dicevo, mi accontento del colore scelto dagli altri per me, ovvero quello rimasto, quello probabilmente meno bello, quindi inizio a giocare e mi sento quando qualcosa di poco piacevole sta per verificarsi...quindi io sapevo giocando a questo gioco dell'Oca che sarei finita nel pentolone, esclusa, bollita, spennata, fuori dai giochi.
Riparti da capo.

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