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are you in?

Come un incubo da cui non riesco a svegliarmi...mi riaddormento e davanti agli occhi ho le stesse immagini, ancora non riesco a spiegarmi neppure un istante di quella sera surreale. Come dopo una sbronza colossale quando, ripercorrendo la serie di ciò che si è bevuto, viene spontaneo un conato di vomito ed una scossa arriva dritta al cervello. Come quando guardi il mare d'inverno e l'estate è così lontana. Come il freddo nelle ossa di quando hai la febbre altissima e nessuna coperta potrà mai scaldarti.

trauma

Da quel giorno non sono più riuscita ad aprire la custodia e non credo che riuscirò a farlo finchè finalmente non ti porterò dal liutaio per capire se qualcosa si può fare. Ogni volta che penso a quella crepa provo un dolore fisico che parte dallo stomaco e si dirama lungo la schiena. Sarò "malata", esagerata, infantile, eccessiva ma voglio solo riaverti con me.

"Moltheni"

Quella mattina mi mancava l'aria: le mie insicurezze croniche, la malinconia, un nodo in gola che non scendeva proprio giù. Non volevo mi vedessi, era un momento che dovevo affrontare da sola. Per cui mi sono messa in macchina, direzione Auchan, ed istintivamente ho cercato quel cd, su cui il Varano, ai tempi del liceo, scrisse a pennarello "Moltheni", play. Ho cominciato a piangere cantando a squarciagola perchè ci sono giorni in cui, anche solo per pochi minuti, bisogna tirar fuori il marcio che io personalmente accumulo e accumulo...quel cd è una perla, almeno per me. special thanks Mister Varano.

succede...

Succede che nonostante ci sarebbero tante cose da sistemare e non posso certo dirmi al "sicuro" faccio un bilancio di questi "primi" 32 anni di vita e sono felice del mio percorso, sono grata per le persone che ho incontrato e ancor più grata per quelle che ho la fortuna di avere vicino. Succede che, seppure i momenti difficili non siano mancati, sono contenta di averli affrontati e a mio modo superati e se ne verranno altri li affronterò strada facendo. Succede che ci si possa scoprire felici per quel che si ha.

Testa di merda.

Non mi piace discutere, chi mi conosce lo sa, perchè quando si arriva a certi toni potrei sostenerli ma non li condivido. Solitamente prima di parlare di qualcosa mi informo, leggo, ascolto, ho del vissuto; il tutto forma in me un'opinione, non mi interessa se quell'opinione sia condivisa o meno e da quanti. Ascolto le opinioni diverse dalle mie e, perchè no, se è il caso, rivedo la mia opinione. Fino ai 14 anni credo di essere andata in chiesa tutte le domeniche; sicuramente vivevo assiduamente l'oratorio delle varie parrocchie che mi hanno ospitato, ho incontrato diversi preti: quelli che probabilmente lo hanno fatto per "dovere" e quelli che al contrario lo hanno fatto per vocazione. Ricordo Don Remo e Don Eugenio, fratelli, quasi infastiditi dai loro "doveri" di parroci, passavano la maggior parte del tempo a sgridarci, le loro prediche erano noiose e fatte di nulla. Ricordo più volentieri Don Franco, che ho visto morire davanti ai miei occhi m...

particolari...

"Ricordati che i particolari fanno la differenza". Ecco un "paio" particolari che fanno la differenza: sono precaria da due anni e mezzo, ergo ogni sei mesi non so cosa ne sarà di me, se avrò quella cosa chiamata stipendio nei mesi a seguire, so perfettamente che non riceverò nè una tredicesima nè una quattordicesima (quanto mi farebbero comodo ora che l'idraulico mi dirà a quanto ammonta il danno!), Non posso fare nessun tipo di investimento perchè col contratto che ho nessuno mi darebbe credito. Vuol dire che sebbene sul mio contratto ci sia scritto che faccio questo e quello, io faccio anche tanto ma tanto altro. Non esisto per l'azienda per cui lavoro e dopo due anni e mezzo, almeno per me, è umiliante, svilente. Questi alcuni dei particolari, delle sfumature, dei dettagli o chiamali come meglio preferisci, caro il mio datore di lavoro, che fanno la differenza per me. Ergo a me dei tuoi particolari non me ne frega, davvero, un beato cazzo.

retrogusto amaro...

Tra le tante cose che faccio fatica  a spiegarmi, capire, digerire soprattutto, c'è sicuramente la sofferenza delle persone che amo. Per questo ancora oggi e non so per quanto tempo mi soffermo col cuore da te e per sfuggire a questo momento doloroso accendo la lampadina sui ricordi: ricordo come fosse ora quando venivo nella tua casa, a Milano, con tanti quadri appesi alle pareti e mi fermavo la notte a dormire, allora lì si diventava due bimbe, ci si comprava le creme ai funghi porcini e carciofi della Knorr, ci si metteva quel filo di latte per renderle speciali e poi si stava sveglie fino a tardi e si guardava il Maurizio Costanzo show. Questo è un consiglio che mi sento di dare a chi soffre anche più di me per questo momento...chè i tanti ricordi almeno nessuno può portarceli via.