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Pain demands to be felt

Eccole le parole più semplici ed efficaci: il dolore esige di essere vissuto. Sono passati sei mesi ed ancora cerco tutte le risposte, ancora ogni giorno qualcosa di te mi torna in mente in un misto di strazio e dolce nostalgia. La nostra foto in sala, il giorno del tuo compleanno, l'incrocio tra Via Pascoli e Viale Romagna, il calcolo della percentuale, un sogno fragile ma quasi reale, una canzone scritta per te, cantata quasi ogni giorno, come se potessi sentirmi. Ma non c'è nulla da spiegare, se non tenere bene a mente quelle parole là in cima: di cazzi non ce n'è, non si scappa, è come giocare a nascondino da piccoli, crediamo di non essere visti, ci fanno credere che ci siamo nascosti perfettamente ma non è così, siamo addirittura prevedibili, ieri era il retro di una porta o sotto il letto, oggi un bicchiere di vino e quel velo di tristezza che ci appanna la vista...il dolore non fa sconti, ogni tanto allenta la presa ma è quasi per farsi sentire più violento quan...

Nei momenti importanti

Neppure li so tutti i momenti importanti in cui sei stata proprio accanto a me, sta di fatto che ne ricordo alcuni in particolare: quella volta che, bambina, ho avuto una crisi allergica fortissima mentre dormivo a casa tua e me l'hai fatta passare, standomi accanto fino a notte fonda; non ero una bimba facile, soprattutto quando ero lontana dalla mia mamma e non stavo bene...sei stata più forte di tutto. quella volta che sei venuta apposta a Milano per prepararmi alla maturità, eravamo tu ed io a Novegro, ero uscita una sera per andare ad una festa, diciamolo, mi sono approfittata del fatto che ci fossi solo tu a casa, per rientrare a notte fonda, ubriaca marcia...ma è solo grazie a te che mi sono alzata il mattino seguente alle sette per studiare e poi superare inaspettatamente lo scritto di matematica. quella volta che stavo a casa tua, in un novembre che mi ha vista diventare ancora più donna, sono rientrata nel cuore di una notte importante, che porterò sempre dentro, al...

Sole dell'anima

Così si conferma quella che da anni ormai è una mia piccola convinzione, ovvero che se subiamo una perdita atroce, arriverà qualcosa o qualcuno che ci darà una mano a sentirla meno forte; di questo mi sono convinta negli anni e quindi mi accade...per questo dopo pochissimi mesi dalla tua scomparsa è arrivata la piccola Camilla ed io dopo mesi di lacrime al buio, nella mia solitudine, in momenti di vuoto inconsolabile, ritrovo il sorriso più dolce, riscopro profumi lontani, sento che tutto può avere ancora un senso e capisco che il modo migliore per farti restare viva dentro me è quello di cercare di essere per Camilla la zia che tu sei stata per me; lo so bene che non sarà facile, perchè le cose come le facevi tu io proprio non sono capace di farle ma ancora una volta sarai lì ad insegnarmi, ispirarmi, motivarmi, sorridermi. Benvenuta Camilla dolce, sole dell'anima, che hai scaldato il mio cuore e cacciato le tenebre.

Ovunque tu sia

L'urgenza di tornare lì dove tutto si è spento pochi mesi fa, cercare di ripercorrere quel tempo denso, se chiudo gli occhi due mani stringono attorno al mio collo, per respirare devo riaprirli e prendere fiato, perchè per fare l'abitudine a quella voragine di ricordi ce ne vorrà di tempo. La verità è che non siamo mai pronti per certi momenti, dolori, graffi, vuoti, no, non saremo mai pronti...ed è ignorando questa verità che quel giorno ho ingenuamente pensato che, in qualche modo, tu fossi preparata ed ho preso la macchina per dirti non so bene cosa, neppure io ero pronta. Così quando sono arrivata e ti ho vista con la tua faccina dolce e calma di sempre, non sapevo proprio come potessi fare a proferire determinate parole e poi quali avrei dovuto scegliere? Non dimenticherò mai il tuo viso tra le mie mani, mai. Devo tornare lì e respirare un'aria nuova, che non conosco e capire se qualcosa può consolarmi in tutto questo, rientrare fra quelle mura e respirare la tua p...

Non sono pronta...

Quando torni? Presto zia, fra due mesi rispondo, sapendo bene che per te il tempo non ha più misure o quasi. Vorrei abbracciarti, tu mi abbracciavi sempre quando ero piccola e ogni volta mi pareva di partire da lì per non tornarci più, già, perchè allora ero io a non rendermi conto in che mese fossimo e quanto tempo dovesse trascorrere tra Natale e Pasqua. Perchè ci sono momenti nella vita in cui non riusciamo a stabilire un tempo, dargli un peso, accorgerci del passare dei giorni?Ci disorienta, ci fa sentire persi non definire un tempo, per lo stesso motivo ci spaventa la morte, perchè interrompe il nostro tempo o quello degli altri in relazione al nostro. Quando torni ce ne andiamo giù al mare e stiamo assieme e mi porti con la macchina un po' in giro . Va bene zia, rispondo, sapendo bene che anche la realtà ti sfugge di mano, perlomeno hai iniziato a vederne sfuocati i contorni. Vorrei riempirti di baci, tu mi baciavi sempre quando ero piccola e volevo fare a tutti i costi...

L'abitudine di tornare

Sei come io ti ho sempre "saputa". Sono stata indecisa fino all'ultimo se venire o meno a sentirti in un'occasione del genere ma, mi sono detta, se non ora, quando? L'attesa viene premiata, sali sul palco e sei visibilmente emozionata, come fosse la prima volta...intoni le tue canzoni e cerchi spesso la conferma di qualcuno del tuo staff, le nuove canzoni appaiono subito belle, cariche di significato, piene della tua assenza dalle scene. Sei felice, lo dici tu stessa e si sente dalle nuove note che ci fai ascoltare, che suoni come solo tu sai fare con una chitarra fra le mani; concludi, non a caso, con confusa e felice e per me si chiude il cerchio, si completa il senso di aver preso la metro, una buona amica ed essere venuta lì. Studio, in attesa di esserti accanto, la posizione migliore sul cd per un autografo, poi quando arriva il momento so solamente ridere e la posizione perfetta per il mio autografo la scegli tu; pronunci svariate volte il mio nome, non ...

10 agosto 2014

E' una calda giornata di agosto, sei nella tua camera buia, sotto le coperte; non vuoi alzarti, stai piangendo perchè tutto ti sembra insopportabile. Hai freddo ma sei sudatissima, cerco di fottere questa malattia bastarda e mischio le carte: vuoi che chieda a Monica di farti una doccia, zia? Mi rispondi di no, che lei non è una di famiglia e non ti senti a tuo agio. Posso fartela io, ti va? Mi rispondi di si, che hai proprio bisogno di una doccia fresca. Facciamo anche i capelli? Certo che si; poi ti vesto, ti asciugo i capelli e quando finisco sembra tu abbia dimenticato la tristezza mista a disperazione di qualche minuto prima e ne approfitto, sul tuo balcone si sta benissimo e ti ci porto, la giornata è splendida, sarebbe stato un peccato non approfittarne; io rimango lì, a godermi la mia vittoria ed i tuoi sorrisi, le tue chiacchiere e quasi ad accertarmi che, almeno per un po', niente ti faccia tornare in mente i cattivi pensieri. La felicità di averti "strap...